Autunno

 

Il vento da Nord-Est soffia impetuoso nella faggeta a preannunciare l’inverno che quest’anno tarda a venire. Le gelide folate giocano a spostare i banchi di nebbia ed i fusti degli alberi sembrano materializzarsi dal nulla come fantasmi.

A terra le foglie dei faggi, macerate da settimane di pioggia, formano un tappeto color ruggine punteggiato qua e là  da bianche rocce calcaree. Tutto trasuda umidità; i tronchi lisci e lucidati dall’acqua sono come grossi pali d’acciaio conficcati nel terreno. L’ululare del vento riempie ogni cosa, agita con forza le cime degli alberi che si inclinano alla sua potenza, quasi a voler rendergli omaggio.

Tutta la foresta si prepara ad accogliere il gelido manto bianco che, da qui a poco, la ricoprirà interamente e che come una coperta preserverà la terra dalla ben più rigida temperatura dell’aria.

I miei occhi e il mio spirito si riempiono di tutto questo splendore ed un pensiero mi scappa via sospinto anch’esso dal vento. E’ rivolto agli abitanti del bosco, alle fatiche ed ai tormenti che a poco dovranno affrontare per procurarsi il cibo e trovare un riparo. I più forti ce la faranno a superare questo inverno che ormai bussa con forza alle loro porte, ma molti periranno. Vorrei accoglierli tutti al caldo nel mio cuore, deboli e forti indistintamente.

Uno sparo riecheggia prepotentemente nella vallata sottostante distogliendomi dal mio pensiero; un cacciatore ha ghermito la sua preda, ignara che qualche grammo di piombo gli avrebbe interrotto il respiro a metà.

Soffoco nel mio petto la voglia di urlare al mondo tutta la mia rabbia ed accolgo anche lei, vittima innocente, nel mio cuore. Cercherò di spiegarle il perché di tutto ciò, ma dubito che riuscirò a trovare le parole adatte.

Affido al vento la mia preghiera nella speranza che raggiunga colui che non può o non vuole sentire.